Se hai già sentito parlare della creatina, è molto probabile che sia stato nel contesto degli uomini che sollevano pesi. Frullati proteici, specchi in palestra, esercizi per i bicipiti. È uno degli integratori più studiati al mondo e, per decenni, la ricerca è stata condotta quasi esclusivamente su giovani atleti uomini.
Per fortuna, le cose stanno finalmente cambiando. E ciò che sta emergendo riguarda molto da vicino le donne sopra i 40 anni.
Prima di tutto, partiamo dalle basi: che cos’è davvero la creatina
La creatina non è un ormone, né uno stimolante, né un composto sintetico. È una molecola naturalmente presente nell’organismo, prodotta dal corpo principalmente nel fegato e nei reni, e immagazzinata nei muscoli e nel cervello. Piccole quantità si assumono anche attraverso carne e pesce.
La sua funzione è semplice ma fondamentale: aiuta le cellule a rigenerare energia.
Più precisamente, la creatina sostiene la produzione di ATP (adenosina trifosfato), che rappresenta, in sostanza, la valuta energetica del corpo. Ogni volta che un muscolo si contrae, ogni volta che un neurone si attiva, ogni volta che il corpo compie un’attività che richiede energia, è l’ATP a renderlo possibile.
Il problema è che le riserve di ATP sono limitate e si esauriscono rapidamente. La creatina contribuisce a ripristinarle più velocemente.
Cosa succede ai livelli di creatina dopo i 40 anni
Ed è qui che il discorso diventa particolarmente rilevante per te.
Con l’avvicinarsi della perimenopausa, i livelli di estrogeni iniziano a oscillare e, progressivamente, a diminuire. Questo aspetto è importante anche per la creatina, perché gli estrogeni svolgono un ruolo diretto nel modo in cui il corpo sintetizza e utilizza la creatina. Quando gli estrogeni si riducono, la sintesi naturale della creatina diventa meno efficiente, le cellule dispongono di meno energia disponibile e il divario tra ciò che il corpo produce e ciò di cui avrebbe realmente bisogno tende ad aumentare.
Allo stesso tempo, la massa muscolare comincia a diminuire, un processo chiamato sarcopenia, mentre le richieste cognitive non si riducono affatto. Molte donne iniziano così a percepire sintomi difficili da definire con precisione: una stanchezza che il sonno non riesce a risolvere, una mente annebbiata che va e viene, la sensazione generale che l’energia di un tempo sia semplicemente meno accessibile.
Non è solo una tua impressione. È, almeno in parte, un problema legato all’energia cellulare.
Il legame con la nebbia mentale
La creatina non viene immagazzinata soltanto nei muscoli. Una quantità significativa è presente anche nel cervello, dove svolge la stessa funzione: sostenere la rapida rigenerazione energetica dei neuroni.
Ricerche pubblicate su riviste scientifiche come Neuroscience and Biobehavioural Reviews hanno evidenziato che l’integrazione di creatina può supportare le funzioni cognitive, in particolare nelle attività che richiedono velocità di elaborazione, memoria e resistenza mentale. Uno studio ha osservato che le donne mostrano benefici cognitivi maggiori rispetto agli uomini dall’assunzione di creatina, probabilmente perché i loro livelli basali di creatina tendono a essere inferiori.
La nebbia mentale durante la perimenopausa è un fenomeno complesso e con molteplici cause. Ma uno dei fattori coinvolti è che il cervello si trova a lavorare più intensamente per svolgere le stesse funzioni con un supporto energetico meno efficiente. La creatina non risolve tutto. Ma interviene su una componente reale e misurabile del problema.